Meno quattro giorni al rientro, missione parchi compiuta, non ci resta che avvicinarci verso Los Angeles da dove partirà il nostro aereo per il rientro in Italia. Non avendo alcuna prenotazione, pensiamo di fare una deviazione a San Diego di un paio di giorni. L'unica cosa che ci preoccupa è che siamo costretti a sostare a San Diego durante il week-end e più persone ci hanno avvertito che la città è presa d'assalto e di conseguenza i prezzi degli alberghi salgono alle stelle. E non avevano tutti i torti! Arriviamo a San Diego il giovedì notte e ci mettiamo subito alla ricerca. Proviamo prima a La Jolla quartiere molto esculsivo di San Diego che affaccia sull'oceano. Facciamo un tentativo al Sea Lodge Hotel e ci sparano $300 a camera e quindi capiamo bene che è il caso di cambiare zona. Decidiamo di chiedere informazioni per strada ed un signore gentilissimo ci fa subito capire come è la situazione degli alberghi indirizzandoci verso Hotel Circle Road, zona periferica piena zeppa di alberghi sicuramente più economici. Ovviamente la tentazione di trovare una sistemazione a due passi dall'oceano è ancora forte e quindi proviamo a percorrere la costa verso sud chiedendo informazioni a qualsiasi struttura che possa offrirci un camera: dopo due ore di ricerca, niente da fare, tutto pieno. Ci tocca quindi puntare verso la consigliata Hotel Circle Road dove praticamente troviamo una strada circolare ai bordi della I-8 Fwy con alberghi uno dietro l'altro. Via via che andiamo in processione fra i vari alberghi, ci rendiamo conto che la situazione non è delle migliori sia per la disponibilità di camere, sia per i prezzi e anche soprattutto per la qualità. Dopo un bel pò decidiamo per il Marriott Residence Inn il quale non è niente male anche se costoso: ad ogni modo il portiere notturno ci promette una tariffa scontata e data l'ora accettiamo. Peccato che la mattina dopo ci comunicheranno che la tariffa scontata era per la prima notte mentre per la seconda ci toccherà la tariffa piena cioè $40 in più a camera: non basterà un'ora di discussione con il manager dell'albergo il quale alla fine ci fa capire che non troveremo un buco libero a San Diego e quindi prendere o lasciare.
L'avventura albergo ci ha rubato fin troppo tempo, partiamo quindi alla volta di San Diego. La prima tappa è il Sea World, l'enorme parco acquatico fra le più note attrazioni della città. A dir la verità il parco sembra molto orientato per il divertimento dei più piccoli, ma anche per gli adulti può essere piacevole. Si corre da uno palco all'altro per assistere ai vari spettacoli programmati alcuni dei quali sono di grande effetto come ad esempio lo spettacolo di Shamu con le orche giganti. Da non perdere gli incontri ravvicinati con i delfini che si lasciano accarezzare in cambio di un pò di pesce. Terminiamo la visita al parco nel primo pomeriggio e ci catapultiamo nella città. Andiamo subito a bagnare i piedi nell'oceano e a fare una piacevole passaggiata lungo le strade che costeggiano la spiaggia. Il lungomare è di quelli classici visti in TV: tanta gente che fa footing, va in bici e corre su skate-boards e pattini a rotelle, altri con le loro tavole da surf in attesa dell'onda giusta. Ci imbattiamo in una singolare competizione di guardia-spiagge che viene aperta da una tizia che intona l'inno americano dal microfono di una postazione di avvistamento. Immediatamente alle prime note dell'inno tutto il popolo del lungomare si ferma e appoggia la mano sul cuore fino alle ultime note: esempio di patriottismo americano dal vivo. Imperdibili sono i vari locali sul lungomare dove la gente passa il pomeriggio a bere una birra (all'ingresso occorre presentare i documenti per il controllo dell'età) chiacchierando e ammirando il tramonto sull'oceano. Noi siamo capitati in un locale dove addirittura veniva riprodotta un'onda su cui i principianti provavano a stare in equilibrio sulla loro tavola da surf. Prima di cena facciamo una puntata molto rapida al Gaslamp Quarter nel downtown e poi ci dirigiamo per cena verso l'Old Town. Il quartiere è molto piacevole e pieno di ristoranti messicani: noi abbiamo provato quello consigliato dalla guida, l'Old Town Mexican Cafe e non ce ne siamo affatto pentiti. Passeggiando in zona abbiamo scovato un graziosissimo Best Western, l'Hacienda Hotel. Chiudiamo la nostra giornata a San Diego attreversando il ponte Silver Strand che ci porta a Coronado zona residenziale molto carina da cui si ammira la baia della città.
Il giorno dopo partiamo per Los Angeles e perdiamo circa 4 ore in autostrada imbottigliati dal traffico e fortunatamente andiamo nella direzione meno battuta. Ad ogni modo arriviamo in città ad ora di pranzo e reduci dall'esperienza per la ricerca dell'albergo a San Diego, decidiamo di chiudere subito la faccenda scegliendo un albergo in zona aeroporto in modo che il giorno della partenza non rischieremo di restare imbottigliati nel tremendo traffico della città. Dopo un paio di tentativi, decidiamo per l'Hilton Los Angeles Airport che ci propone $90 a camera. Ci buttiamo così nella megalopoli con l'obiettivo di vedere le mete straturistiche. Passiamo così per Santa Monica e Venice Beach per poi risalire per Sunset Boulevard fino a Beverly Hills. E qui non poteva mancare la passeggiata a Rodeo Drive resa nota in tutto il mondo dalla giornata di shopping di miss Vivian in Pretty Women: certo in questa strada non mancheranno le grandi firme, ma onestamente la strada è niente di che. La sera andiamo su Hollywood Blvd dove c'è la Walk of Fame: facciamo il solito giro fra stelle e impronte dei divi in una strada dove c'è poco da stare tranquilli. Ceniamo al Mels drive-in, un pub molto carino in una traversa di Hollywood Blvd. Chiudiamo la serata facendo un altro breve giro costernati dal numero di "sbarellati" che riempiono la strada man mano che la notte avanza.
Decidiamo di spendere l'ultimo giorno agli Universal Studios Hollywood un enorme parco stracolmo di attrazioni di ogni genere incentrate sulle creazioni televisive della Universal Studios. Questa volta il parco è per adulti e bambini e una giornata intera di divertimento è assicurata. Il costo dell'ingresso non è da sottovalutare, ma un minimo di accorgimenti permette di risparmiare non poco. Innanzi tutto occorre procurarsi un coupon di sconto che può arrivare anche a $8, ad esempio se ne trovano sulle riviste che pubblicizzano gli alberghi della California o in alternativa acquistare il biglietto on-line. Poi bisogna ben scegliere sul tipo di biglietto da fare: scartando il VIP Experience che mi sembra veramente oneroso è possibile fare il General Admission con il quale si fanno le normali code o il Front of Line Pass che permette si saltare tutte le code (al doppio del prezzo). All'ingresso noi abbiamo chiesto informazioni su quale ci convenisse fare e stesso i dipendenti del parco ci hanno consigliato il General Admission vista la poca folla. Di fatto è stata un'ottima scelta con code in media di un quarto d'ora. Visto inoltre che si passa l'intera giornata nel parco, abbiamo anche acquistato uno all-you-can-eat con il quale senza grossi problemi ci si mangia in due. A proposito la pizza da Louie's Pizza & Pasta non è affatto male. Entrati nel parco c'è l'imbarazzo della scelta su cosa fare: lo show di WaterWorld, il film in 4D di Shrek, Back to the Future, Terminator 2:3D sono imperdibili. Per non parlare delle montagne russe di Jurassic Park e del meraviglioso Studio Tour che porta in giro per i veri set dei film e telefilm più famosi (la "Guerra dei Mondi" e "Desperate Housewife" per citarne un paio). La giornata vola via e chiudiamo la vacanza con un ultimo giro in città. Ci piacerebbe assaggiare un'ultima bistecca e per questo seguiamo le indicazioni della guida. Ci dirigiamo nel Downtown alla ricerca di Nick & Stef's Steakhouse e quando lo troviamo il locale ci entusiasma grazie alla sua terrazza a cielo aperto nel bel centro di enormi grattacieli. Ma l'entusiasmo svanisce dopo un pò poichè il locale ci informa che serve la cena fino alle 21, quindi non se ne fa nulla. Allora ripieghiamo sul ristorante giapponese Hama Sushi dove la guida segnala sushi e sashimi sublimi. Non essendo un intenditore non giudico, ma certo non abbiamo trovato il massimo dell'ospitalità.
E così arriva la mattina della partenza, lasciamo il nostro ultimo albergo e lasciamo anche il mitico Durango: insomma è proprio finita. Tirando le somme abbiamo vissuto una vacanza stupenda, ricca di novità che per nulla ci hanno fatto sentire la fatica di 5000 chilometri percorsi in due settimane. E' sembrata una corsa continua alla ricerca del giusto compromesso su come spendere il tempo a disposizione: approfondire ciò che si è visto o vedere altro? Questo è stato il dilemma dell'intera vacanza, e noi abbiamo preferito avere un assaggio di più posti possibili. Ma sono sicuro che anche la scelta nell'altro senso non ci avrebbe deluso. Inspettatamente la bellezza dei parchi ha sgretolato il mito delle città americane e ciò fa riflettere su quanto siamo condizionati da un'immagine deviata della realtà che la televisione ci fa arrivare. L'impressione che è maturata sul posto è che le città americane per quanto enormi sono solo una piccolissima frazione degli Stati Uniti che in realtà sono ben altro: terre vaste e incontaminate che si estendo per centinaia di miglia, con paesi di pochi abitanti che ancora vivono alla vecchia maniera. Qui i danni del consumismo e del benessere a tutti i costi sono ben lontani. La gente ancora vive con il gusto della genuinità e questo gli si legge sul volto e sull'intero corpo. Una sera Roby mi ha chiesto cosa mi ha stupito di più degli Stati Uniti. Riflettendo tante cose nel bene e nel male te le aspetti, sono quasi dovute, ma di sicuro ciò che mi ha colpito è il fatto di basare la loro vita concretamente sulla tecnologia e trasformarla in business. A volte cose semplici, ma che sono lì al servizio delle persone e se con il tempo ti ci abitui e non ne puoi più fare a meno. Beh, forse è meglio che mi fermo qui sennò la nostalgia di questa vacanza non terminerà mai, mi sa che la migliore cura sarà organizzare il prossimo viaggio: vado!!!!
























