Lunghe 10 ore e mezzo di volo e scalo a Cincinnati (meno 6 ore di fuso). Qui passiamo la frontiera americana, che rispetto alla mia ultima visita in USA di 5 anni fa, si è notevolmente inasprita: registrazione elettronica delle impronte digitali e foto, via le scarpe per il passaggio sotto al metal detector e via accendini. Dopo essersi abituati in Europa a circolare liberamente fra i vari stati dell'Unione, si resta un pò perplessi dopo questo primo benvenuto. Pazienza. A proposito, piccolo salto a qualche mese prima. In nostri passaporti (del tipo a riconoscimento ottico, indispensabile per entrare negli USA) scadevano a maggio di quest'anno e siccome da quest'anno la validità dei passaporti è stata estesa a 10 anni (da 5 anni precedenti) decidiamo di richiedere la procedura di proroga da 5 anni a 10 piuttosto che quella di rinnovo. Ebbene, scopriamo che la proroga viene effettuata tramite un timbro e di conseguenza il lettore ottico negli USA avrebbe comunque indicato il passaporto come scaduto. Allora mi metto alla ricerca sui newsgroups e scopro che alcune persone si sono trovate in questa situazione ed hanno dovuto tribolare alla dogana per convincerli della validatà del passaporto. A questo punto decidiamo per il rinnovo, considerando anche un'altra circostanza. Da ottobre 2005, per entrare negli Stati Uniti con un passaporto rilasciato dopo questa data, occorre il passaporto biometrico cioè un passaporto che include un chip con informazioni tipo impronta digitale e chissà che altro. Come è facile intuire, qui in Italia la Questura non è ancora pronta per la produzione di tali passaporti. Nel frattempo gli Stati Uniti continueranno ad accettare (chissà fino a quando) passaporti a lettura ottica rilasciati prima di ottobre 2005. Quindi rinnovando il passaporto ci garantiamo potenzialmente 10 anni di tempo prima di dover fare quello biometrico.
Ok, chiudiamo questa parentesi, e torniamo al volo Cincinnati-San Francisco. Ancora quattro ore di volo per un salto di fuso di ancora 3 ore (meno 9 ore rispetto all'Italia). Qui facciamo la nostra prima di tante amicizie statunitensi: Charles. Questo gentilissimo signore di mezza età seduto affianco a me e Nunzia, non vede l'ora di chiacchierare con noi e così passiamo piacevolemente il viaggio ad esercitare il nostro inglese e ad avere le prime conferme sulle nostre tappe. Arrivati a San Francisco, andiamo a prelevare l'auto al bancone della Dollar, la quale al tempo della prenotazione via Internet, non c'aveva chiesto alcuna carta di credito come conferma della transazione ma semplicemente un numero di prenotazione. Ebbene, tutto fila liscio, l'auto è effettivamente riservata. L'operatore della Dollar ci conferma (così come era evidente dalla prenotazione) che il prezzo pattuito non copre alcuna assicurazione. A questo punto, non sapendo benissimo cosa fare, ci facciamo spiegare le assicurazioni disponibili e dopo circa mezz'ora di contrattazione decidiamo per questo viaggio di andare sicuri e non rischiare. Prendiamo l'assicurazione che copre danni a terzi e al veicolo, ma purtoppo il prezzo praticamente raddoppia, quindi iniziamo una contrattazione ed alla fine otteniamo uno sconto del 10% e una vettura di classe superiore (il Durango della Dodge classificato come SUV Premium) per un prezzo finale di $1100 rispetto ai circa $700 previsti. Ci convinciamo che non è stata una scelta sbagliata data la caratteristica itinerante del viaggio. Il Durango ci ha ben accompagnato per tutto il viaggio ed il suo enorme portabagagli non ci ha fatto pesare il quotidiano carico e scarico dei bagagli. Beve benzina che è un piacere, ma questo credo sia un dato di fatto per tutte le vetture americane cha hanno cilindrate da Ferrari: in pratica riuscivamo a fare 5 miglia a litro, ma considerando che la benzina costa un quarto che in Italia, a conti fatti il si spende praticamente lo stesso che in Italia a parità di distanza. Insomma, tra una cosa e l'altra si fanno ormai le 9 di sera e dall'aeroporto ci avviamo verso l'albergo.
L'albergo che abbiamo scelto è l'Hotel Bijou che abbiamo trovato tramite la catena Joi De Vivre. Questa catena ha una selezione di buon gusto di alberghi in San Francisco e non solo. L'Hotel Bijou è stato un'ottima soluzione dal punto di vista qualità prezzo. L'albergo, ispirato ai film di successo del passato, è pulito, confortevole, arredato con gusto e originalità. Inoltre offre una buona colazione a buffet. La zona è abbastanza comoda per gli spostamenti, poichè a 2 minuti da Market Street e dal Cable Car. Purtroppo, unico neo, la sera la zona si popola di barboni che vagabondano per il quartiere senza perlatro dare alcun fastidio. Da quanto letto dai newsgroups e poi verificato sul posto, per la scelta dell'albergo conviene dividere il centro di San Francisco in 3 zone. La zona del Financial District (ad ovest delimitata da Powell St, a sud da Market St, a est dal mare) è piena di alberghi e più ci si allontana da Powell St minore è la presenza di barboni. La zona del Downtown (ad est delimitata da Powell St, a ovest da Polk St) la sera è meno tranquilla perchè frequentata da barboni e senzatetto. Più ci si allontana da Powell St (cioè verso il Civic Center) più la situazione peggiora. La zona del South Market anche chiamata SOMA (delimitata a nord da Market St) è invece assolutamente sconsigliata.
In fase di check-in, il personale ci spiega le regole per il parcheggio dell'auto in strada. Praticamente è impossibile parcheggiare per più di qualche ora, poichè di notte ogni zona di parcheggio ha un suo orario di pulizia assegnato durante il quale non è possibile occupare la zone e di giorno invece se si è fortunati a trovare un parcheggio libero, non si può occuparlo (pur pagando) per più di qualche ora. Di conseguenza, avendo intenzione di girare a piedi, ci tocca trovare un parcheggio per l'intero periodo di soggiorno a San Francisco. Alla fine contrattiamo con il parcheggio affianco l'albergo, accordandoci per $40 per tre giorni, potendo entrare ed uscire dal parcheggio quando ci pare. Insomma, forse la scelta migliore sarebbe stata prendere l'auto a noleggio all'uscita di San Francisco e prendere un taxi dall'aeroporto all'albergo: avremmo risparmiato di noleggio e parcheggio. Perlatro proprio in zona c'era un centro autonoleggio della Dollar.
A questo punto, la notte è arrivata e dopo un piccolo giro in zona, decidiamo di andare a dormire con la speranza di riuscire a recuperare le 9 ore di fuso, pronti per scoprire la città. L'indomani gli occhi si aprono di buon mattino, ci prepariamo, facciamo colazione e subito per strada. Iniziamo con il raggiungere Market Street, che si trova nella zona del Financial District. Questa strada deve il suo fascino agli enormi grattacieli ai suoi lati che vale la pena vedere. Ci incamminiamo verso Est fino al mare e incontriamo con altri amici che facevano un viaggio molto simile al nostro ma con una settimana di anticipo. Baci, abbracci, foto di rito e scambio di consigli per poi prendere il Cable Car (lo storico tram di San Francisco) che parte da Market Street ($3 la corsa, meglio l'abbonamento giornaliero da $9) che ci porta nei pressi del Fisherman's Warf e Pier 39. Il giro sul Cable Car è molto caratteristico e da non perdere: sicuramente è un modo per scoprire la città e godere subito dei suoi panorami dalle numerose colline. Arrivati sulla baia, iniziamo la nostra passeggiata gustando il primo hamburger da In'n'Out eletta da noi al termine della vacanza come migliore catena di fast food. Passeggiando, troviamo alcuni box dove vendono tour organizzati per visitare Alcatraz. Già la mattina in albergo avevamo verificato che per i successivi tre giorni non c'era disponibilità tramite il rivenditore ufficiale dei biglietti e quindi decidiamo di farci spellare pur di fare questa visita. Per soli $65 a persona (si fa per dire), prendiamo un pacchetto che comprende visita ad Alcatraz compreso trasporto in traghetto, giro della baia in traghetto fino al Golden Gate Bridge e visita guidata a Chinatown. Affare fatto, anche se sarebbe stato sicuramente meglio prenotare i biglietti un mese prima via Internet al costo di $16 per la sola escursione ad Alcatraz. Quindi arriviamo al Fisherman's Warf e qui iniziamo ad assaggiare la brezza fredda dell'oceano: la sera una felpa e pantaloni lunghi non basteranno a ripararci dal freddo, e a qualcuno toccherà comprare qualche felpa in pile. Al Fisherman's Warf è imperdibile il granchio (crab) bollito che vendono per strada e per i più temerari una zuppa di arselle servita in un tozzo di pane privato della mollica. E sopratutto, sarà una delle poche occasioni per non mangiare hamburger, hotdog o prime rib. Il ristorante (se così si può chiamare) che abbiamo provato è il The Crab Station e del granchio è rimasto veramente poco. A parte il granchio, il Fiserman Warf offre davvero poco. Altra storia è il Pier 39. Questo caratteristico molo, è oggi una sorta di centro commerciale all'aperto con negozi da non perdere e vista mozzafiato sull'oceano. Inoltre è possibile guardare i leoni marini che a pochi metri litigano sulle banchine alla ricerca del miglior posto al sole.
Nel pomeriggio ci giochiamo il primo tour della baia, e finalmente riusciamo a vedere o quasi il Golden Gate Bridge, che per nostra gran sfortuna è quasi interamente avvolto nella nebbia. Ad ogni modo quel che si vede fa comunque intuire la grandiosità di questa costruzione, e le foto scattano a ripetizione. Ammiriamo inoltre la skyline di San Francisco dalla baia: non male. Tra una cosa e l'atra si fa sera e decidiamo di ripassare in albergo, prendere l'auto e provare ad attraversa il Golden Gate Bridge fino a Sausaulito. Purtroppo la nebbia sul ponte ci non permette di vedere quasi nulla, e quasi a volersi far beffa di noi sparisce appena arrivati dall'altro lato. Allora, un pò delusi, facciamo un giro rapido per Sausaulito, che è una cittadina sulla baia molto carina ma che tutto sommato ci si può anche risparmiare. Torniamo indietro, paghiamo $5 dollori per prendere il ponte nell'altro verso, ed ormai s'è fatta ora per andare a riposare.
Il giorno dopo seguiamo un consiglio preso dai newgroups e andiamo a visitare in auto Alamo Square che si trova su una collina piena di grazione casette vittoriane. Da qui si dovrebbe ammirare la skyline e la baia, ovviamente nebbia permettendo. Dopodichè è la volta di Castro (quartiere gay) che merita sicuramente una rapida visita, di Lombard Street strada ripidissima che serpeggia fra i giardini e del giro all'isola di Alcatraz. Il giro nella prigione merita e grazie all'audio guida disponibile anche in italiano (inclusa nel prezzo) è possibile conoscerne la storia, vedere la cella di Al Capone e le celle da cui sono evasi i famosi detenuti. Le celle sono ora allestite con i fantocci infilati dai fuggitivi sotto le coperte e hanno ancora i cunicoli scavati per l'evasione. Il panorama che si gode dal cortile è fantastico, ma il freddo è tremendo. Ci resta il pomeriggio, e siccome siamo in ritardo per il tuor di Chinatown, decidiamo di andarci da soli. Prima facciamo un giro per il quartiere italiano (niente di che) e poi a Chinatown che senz'altro è più carina, anche se abbiamo avuto l'impressione che di giorno e durante la settimana risulterà sicuramente più viva. Finito il giro, per rimanere in tema, decidiamo di andare a cena al ristorante cinese House of Nanking consigliato dalla Lonely Planet. La guida ne parla in modo egregio e la lunga fila al suo esterno ci fa ben sperare: in realtà a me non è sembrato niente di che.


















